PinkUp: storia di una start up tutta al femminile

francesca-net&thecitySono tante le donne che decidono di investire in idee imprenditoriali digitali: lo testimonia anche la recente partecipazione di una larga rappresentanza femminile all’Expo delle Start up di Milano.

A questo evento ha partecipato – per esempio – il progetto Redooc, di cui vi ho parlato nel mio articolo del mese scorso per Net & The City e la cui fondatrice è una donna.

C’era anche l’amica e startupper Lisa Ziri con Nemoris, direttamente da Bologna. Lisa l’abbiamo conosciuta grazie a un articolo di qualche anno fa su Wired che parlava del suo progetto ed è anche stata ospite di No digital Divide  nell’aprile del 2012. Nemoris  è una start-up al femminile nata nel 2011, ideata insieme a Silvia Parenti con cui è stato progettato ILexis, un software semantico di archiviazione automatica.

Tra le 100 selezionate, anche Pink Up, un progetto digitale – in fase Beta – di due donne, appositamente studiato per le donne.

Pink Up è una STI (Start Up innovativa) fondata da Sara e Giovanna che insieme uniscono capacità e esperienze informatiche dell’una a esperienze di marketing dell’altra. Entrambe hanno figli, sono molto attive professionalmente e hanno deciso di usare le tecnologie e il digitale per aiutare le donne a conciliare vita privata e professionale grazie a una serie di APP dedicate ai diversi momenti della vita.

Attualmente è possibile scaricare 2 APP, una per monitorare e tenere sotto controllo il ciclo, ed eventualmente programmare una gravidanza e l’altra per seguire le fasi di una gravidanza, dal primo all’ultimo giorno. Entrambe le applicazioni sono disponibili in modalità free, sia per Android che per Ios. L’obiettivo è ovviamente quello di incrementare lo store con proposte sempre nuove e che aiutino a migliorare la vita delle donne, multitasking per natura.

Ma Pink Up è anche un sito/magazine dove, registrandosi, è possibile accedere a un’area di articoli dedicati a benessere e salute della donna e a un’area personale in cui è possibile caricare e gestire album fotografici e inserire contenuti testuali, componendo una narrazione della propria vita.

In un’intervista a Repubblica, dopo la partecipazione del progetto a Next Lecce, Giovanna Marena – cofounder  - definisce il progetto “la memoria di noi donne”.

Giovanna e Sara dimostrano – ancora una volta – la grande capacità femminile di riuscire a coniugare carriera e famiglia: pensate che Giovanna di figli ne ha addirittura 5!

Molte donne, proprio dopo una maternità, trovano in loro un focus e una concentrazione estreme per realizzare anche progetti personali e professionali di alto valore, come questo.

A tale proposito mi piace ribadire che è possibile farlo grazie alla collaborazione con i propri partner: la genitorialità non è affare SOLO di donne e deve essere un progetto condiviso, per valorizzare al massimo la relazione familiare ma anche la realizzazione personale di entrambi i genitori.

Il numero delle start up al femminile in Italia è in crescita e proprio recentemente Girls in Tech ha scritto un interessante articolo per segnalare tutti i Bandi in scadenza, dedicati alle nuove imprenditrici o alle idee imprenditoriali di donne.

E sono storie interessanti come quella di Pink Up, Redooc, Nemoris e di tante altre imprenditrici (giovani e non) che decidono di provarci per la prima o ennesima volta (a volte i fallimenti sono fondamentali per raddrizzare il tiro e imparare dai propri errori!) che mi fa piacere raccontare. Nella speranza che accendano una miccia in tantissime donne: perché oggi il digitale ci permette davvero di realizzare molte cose, di promuoverle e di narrarle.

E le narrazioni, secondo me, sono un po’ il vero motore di innovazione sociale e umana, di cui oggi si ha tanto bisogno.